MORTICIAN (USA/Ny): “Darkest Day of Horror” Cd 2004 Relapse

MORTICIAN (USA/Ny):

Darkest Day of Horror, ispirato al terzo e ultimo film della trilogia degli Zombie Š anche il capitolo finale dell’epopea Relapse per i nostri vecchi, cari Mortician; pare difatti che dal prossimo album, la loro etichetta diverr… la Mortician records, di propriet… e gestione dello stesso Will Rahmer (in coppia con la sua Redrum distribution). La storia di quest’album Š piuttosto confusa, uscito praticamente in contemporanea con le Final Bloodbath Sessions (chi ricorda le Peel Session di John Peel avr… un idea di cosa queste session siano, cioŠ un album di vecchi pezzi ri-registrati con batterista umano (Roger)), e inciso qualcosa come 10 mesi prima della release ufficiale… i lunghi tempi che hanno portato all’uscita di questo album sono probabilmente tra i motivi per i queali i nostri eroi hanno pensato di autopromuovere il proprio gruppo. Ne Š valsa la pena? Beh io credo di si.
Ogni uscita dei Mortician Š un piccolo evento a se stante, un orgasmo senza pari per gli amanti della musica piu pesante ed estrema che si possa concepire, tutta sangue, mutilazioni, interiora e montagne di visceri. Alla solita accusa che si muove loro contro ad ogni uscita, e cioŠ quella di fare uscire ogni album identico al precedente, posso solo riallacciarmi al fatto che questo discorso gi… lo si faceva durante la comparsa del rock’n’roll negli anni 50, e cioŠ, se ascolti questa musica senza orecchio e senza la giusta mentalit…, puoi anche startene zitto. Insomma pensandoci bene, cosa porta una persona ad amare le forme piu pesanti ed estreme della sperimentazione musicale? Non Š forse la ricerca dei limiti assoluti, del peregrinare tra i confini del suono, la sete divorante per qualcosa che sia abominevole all’orecchio, antiestetico al primo impatto, ma che racchiude tante piccole smussature al suo interno, che possa spaventare e disgustare coloro per i quali la musica Š solo un sottofondo per guidare o un modo per far colpo sulle ragazze vestite di nero? Voglio dire per quello c’Š l’AOR, o se proprio volete virtuosisimi ed evoluzioni da circo, buttatevi sul free jazz. Insomma non credo che ne tecnica ne orecchiabilit… abbiano niente a che fare con quel sentimento morboso di ricerca che porta ad apprezzare davvero questo tipo di musica, Death Grind o Black che sia (o come si chiamer… tra dieci anni), ma che sia qualcosa di atavico, innato, emotivo. E questo magnetismo primevo ed animale i Mortician lo sprizzano da tutti i pori. E’ inutile dire che non ci sono leggiadri giochini di piatti o controtempi che fanno tanto impazzire i puristi della tecnica. I Mortician in questo album sono ancora primitivi, brutali come un bastone infilato in gola e che rovista nelle tue budella, ma cosa c’Š di piu sublime di cercare le piccole differenze, i sottili cambi stilistici da un album all’altro dei Mortician… anche un sordo riesce a capire quanto un gruppo come Carcass o Gorefest si siano evoluti (in peggio) nel corso degli anni, ma ci vuole la giusta passione per amare i Mortician di uscita in uscita, e capirne la lenta, inesorabile mutevolezza. Io personalmente trovo molto piu coinvolgente la ricerca delle piccole sfumature qui ai confini del rumore, che non tra quel marasma di gruppi che cambiano faccia ad ogni album, dico, possibile che per sperimentare e per variare ci sia per forza bisogno di synth e cacate del genere? Tornando al soggetto della recensione, con Darkest Day of Horror i Mortician questa volta sono tornati un po’ indietro coi suoni, sensibilemente piu sporchi, e piu slegati e old school a livello di riff, decisamente meno imponenti e monolitici che non su Zombie Aocalypse. I pezzi sono piuttosto brevi (si consideri la media di 2 minuti a pezzo, MENO gli intro…) ma la brevit… delle canzoni coincide con le scelte di semplificare i pezzi e renderli piu veloci, incisivi, strutturalmente piu – crust – se vogliamo. Ancora una volta i Mortician riescono a dipingere un arazzo combinando pennelllate grossolane, tinte sanguigne e rugginose, un lavoro puro ed emotivamenmte sublime, artisticamente elevato. Se fosse possibile tradurre la musica in pittura, credo che Darkest Day of Horror sarebbe un quadro da sviscerare, da analizzare e godere appieno nella sua primeva armonicit…, nel suo splendore di tinte opache e acquitrinose, all’opposto di inutili composizioni gelide di tecnica e fredde nozioni scolsatiche, album che in effetti, non sono niente dei piu di quel che sembrano. Ripeto, nei Mortician c’Š molto di piu di quello che colpisce l’occhio (o l’orecchio in questo caso) ad una prima impressione. Abbasso l’armonia, evviva i re dell’Horror.

Vote: 9

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