Archivio mensile:ottobre 2014

Vibrator Failure – Rectors Rectum Räccoon (2008)

Vibrator FailureQuando hai una fanzine, online o cartacea che sia, a volte ti arriva anche roba come questa. 10 pezzi non identificabili in nessun genere ma comunque neppure fastidiosi. L’ossatura di base è qualcosa tipo “death’n roll” con orpelli buttati a cazzo qui e li tipo rutti, campioni di film porno, qualche accelerata, persino la voce pulita vagamente ululante da gruppo sudista con tanto di titoli vagamente pornogrind. Detta così sarebbe pure interessante se il tutto non sfociasse in una merdata colossale. Per onestà intellettuale potrei limitarmi a dire che questo genere non è il mio pane ma la realtà è che ho l’impressione non sia il pane di nessuno. I pezzi non si ricordano, non sono pesanti, non creano nessun mood. E’ un guazzabuglio non ispirato di roba messa assieme se vogliamo con un certo equilibrio ma mai davvero “catchy”. Questo Cd (slimcase, 10 pezzi per 15 minuti) è gratis, basta(va)richiederlo al gruppo. La Grecia (il gruppo è di Kalamata) ci ha regalato anche cose più interessanti.

Voto: 5

Etichetta: n/a (autoprodotto)

Leng Tch’e / Fuck The Facts – split (2008)

lengtche fuckthefacts

Mamma mia la copertina, al di la dei commenti sull’anatomia da disegnatore handicappato, c’è raffigurato un politico che parla ad una folla con un mostro che esce dal corpo. Sai, i doppi fini dei politici. Nel 2014. C’è così tanto formaggio in questa illustrazione che par di stare in un caseificio dell’appennino Reggiano. Nell’insieme però è calzante perché qui dentro c’è uno dei più interessanti mix di mediocore™ che abbia sentito di recente (si vabbè, 2008).

Non lo nascondo, i Leng Tche mi fanno schifo. Cioè non proprio schifo repulsivo alla Dillinger Escape Plan, più un tipo di schifo diverso del tipo “dovrò un giorno fare i conti con dio per aver impiegato il tempo da lui donatomi per leggere sta cagata di testi” o “siam al secondo pezzo o al settimo?”. A capo di tutti la voce: un cantato di una tonalità stridula a tratti sostituito da un tipo di grugniti senza potenza da support band Death Metal di quelle che suonano a pagamento. Pay to play lo chiamano. Meh. Comunque tutto questo per dire che il cantante di sto gruppo è mediocre a livelli rimarchevoli, ci puoi tarare un sistema di rating per i cantati dei gruppi HADM (Highly Average Death Metal). Il tutto poi condito da suoni metallosi che però ogni tanto osano la grindata in hyperblast, che è un po’ come ricopiare un quadro di Johann Heinrich Füssli con il pantografo. Lasciate stare i blast se non sono nelle vostre corde cristo santo. E’ un gruppo che cerca di stare in dieci scarpe diverse senza calzarne bene neppure una. Ho come l’impressione che si qui debbano buona parte del loro “successo” (se così possiamo chiamarlo, in ogni caso sono abbastanza prolifici) più al fatto di essere amici di tutti che non a capacità effettive. Fossero gli unici. Anche sentendo questi pezzi più volte non posso che confermare la loro totale vacuità, un concerto di mediocrità talmente piatta da non riuscire neppure ad essere odiabile. Quando questo gruppo si scioglierà sarà già troppo tardi.

Voto: 4

Sui Fuck The Facts ho opinioni un po’ meno nette. E’ uno di quei gruppi che non mi sono mai interessati ma alla fine mi son trovato in casa dozzine di pezzi tra sette pollici e split vari, buona parte dei quali non mi vergogno a dire di non avere neppure ascoltato perché arrivati in coppia con roba molto più interessante. In linea di massima è un gruppo completo che suona un tipo di grind che non mi fa impazzire, ma è da ammettere che lo suona bene. I suoni sono genuini al 100%, e quando si buttano su sperimentazioni (beh, parolona) come in My Failures anche se il pezzo in questione è da vomito** sanno come mettere assieme le composizioni, e ci mancherebbe anche con una discografia d un centinaio di release. Bisogna dire che in qualcosa come 15 anni e rotti di attività e mille miliardi di pezzi scritti il gruppo ha subito diverse variazioni. All’inizio faceva un po’ tutto e cantava anche tale TOPON DAS* e il gruppo era più sul noisecore. Oggi c’è una tizia che canta che potrebbe anche sembrare una scelta coraggiosa se il suono della sua voce non fosse simile al rumore dello scotch da pacchi quando lo srotoli. I suoni poi sono diventati più metallici, talvolta dissonanti e nelle composizioni ci finisce sempre qualche cagata postcore. Anche questa a farla breve è una di quelle uscite che stanno su livelli  “highly average” che però non da’ sui nervi come la parte Leng T’Che. Se c’è qualcosa che devo riconoscere a Power It Up è di aver scelto due gruppi mediocri in maniera molto diversa, impresa non da poco.

PS: Vi odio per costringermi a catalogare sta roba come grindcore, avete la mia maledizione.

Voto: 6

Etichetta: Power It Up

* Si, c’è uno che si chiama TOPON DAS e ho paura che non sia un nome d’arte. Ancora oggi rido tutte le volte che lo leggo.
** Davvero, anche se vi capita per le mani questo split, saltate l’ultimo pezzo che è una merda galattica.

Terrorismo Musical – Paranoia Collectiva (2006)

Terrorismo Musical

Bisogna ammettere che questo Cd è la cosa più vicina al grindcore che mi passa per le mani da qualche anno a sta parte. In parole povere quasi ogni cosa in ‘sto album è brutta, proprio come dovrebbe essere il grind: brutti suoni, pezzi imprecisi, voce rozza e pressoché fuori tempo; era davvero un po’ che non sentivo tanto candido nichilismo in un Cd. I Terrorismo Musical sono un gruppo Greco dalle sonorità sullo stile Rot/Warsore forse un po’ meno caotici e con una chimica un pelo meno consistente, ma voglio lasciar loro il beneficio dell’inesperienza. I suoni sono cupi, i pezzi veloci senza avere il solito groove da gruppo crust Finnoscandinavo che dopo un po’ anche basta. Certo in questo genere o fai pezzi di un decimo di secondo o se non articoli un po’ anche un minuto rischia di diventare stagnante, e per quello ci vuole un tocco che o ce l’hai o non ce l’hai. Questo lunghissimo Cd di 13 minuti tutto sommato a mio avviso ottiene lo scopo che si prefigge ovvero bastare un po’ di sporcizia vecchia scuola in questo plasticume di gruppi post-Nasum. E’ una release piuttosto sincera, che tra l’altro migliora man mano che si susseguono i pezzi, mentre i primi sono un po’ troppo aperti, gli ultimi sono soffocanti il giusto.

Bella la copertina, peccato manchino nel libretto i testi ma a giudicare dalla scritta concentrica dei testi stile Crass sul retro devono far parte della solita fuffa sociale sull’industrialismo ecc.

Voto: 7

Etichetta: autoprodotto

Thornafire – Exacerbated Gnostic Manifestation (2007)

Thornafire Exacerbated

Possessed by a white demon & fertilized for a sectarian
The serpent is manifesting- and now sleeps under her feet
Showing the denied beginning-of her fertility
With the stink of her blood-and her weird beauty
The Nazarenes are attracted – to repeat the sin

E’ qualche tempo che non sentivo un po’ di buon Death Metal tradizionale suonato con tutti i crismi del genere, ormai è diventata una ventata d’aria fresca, pensavo che quelli rimasti e li fosse presi tutti Nihilistic Holocaust eheh.

Thornafire. Trattasi di gruppo Cileno che come dicevo suona Death Metal tradizionale, termine che senza essere corredato di “brutal”, “sick”, “blackened” ecc. non dovrebbe far scattare l’immagine di qualcosa di mediocre, cristo santo. Il Death Metal, quello buono, è completamente autosufficiente e non ha bisogno di appoggiarsi su grucce stilistiche. A livello prettamente compositivo e di cosiddetti “arrangements” questo disco è una vera e propria ammirevole opera minuziosa di continui cambi di tempo giocati su equilibri delicatissimi e comunque gestiti con una certa classe. C’è qualche arpeggino, qualche passaggio con vene vagamente melodiche ma grosso modo rimaniamo su un tipo di Death Metal che negli anni ’90 avrebbe potuto uscire su una delle etichette “grosse” del genere, sullo stile Diabolic per capirci, ma con un respiro leggermente maggiore che va a sostituire il blast rimpiazzandolo con lunghi passaggi articolati con corredo di arpeggi ecc. Ho letto recensioni che accusavano questo album di essere piatto, classica affermazione-cazzata che meriterebbe un pomeriggio in compagnia del brodequin, nel senso dello strumento di tortura, non del gruppo musicale.

I testi non sono inclusi in sto cazzo di promo a bustina ma sono riuscito a recuperarli online e che dire, ce l’hanno di brutto con gli ebrei ahah. Cioè prima di passare subito a conclusioni qui parlano degli ebrei ai tempi di gesù, sia chiaro. Di loro, delle religioni abramitiche e le solite considerazioni iconoclaste alla Immolation solo esposte decisamente peggio.

Questo promo mi fu mandato da McEntee degli Incantation ormai 7 anni fa (eh) e ho visto che da allora questo gruppo ha inciso altri 3 full-length l’ultimo dei quali uscito quest’anno (però non per Ibex Moon), forse è il caso di recuperarlo. Alcune casette in questo disco sono borderline ma se non hanno fatto cazzate qui c’era potenziale per cose interessanti.

Voto:

Etichetta: Ibex Moon

 

Ass To Mouth – Asses For The Masses (2006)

Asses for the massesOk, sulla carta non c’è nulla di male in sto gruppo. La lineup goregrind è corretta, nel senso che c’è il batterista che al giorno d’oggi non è cosa scontata. Voci stile pigsty (nel senso di porcilaia, non del gruppo grind Ceco) ci sono, blast di batteria ci sono, suono discretamente pieno c’è. Però nell’insieme manca proprio un po’ di chimica. E’ come se non ci fosse nessun trasporto emotivo che in realtà in sto genere è fondamentale. Nel Cd (un cosiddetto slipcase di cartone) c’è il libretto con i ringraziamenti e al posto dei testi han messo delle brevi spiegazioni di cosa parlano le canzoni, meglio di nulla, via. A parte quella che forse è una piccola citazione al leggendario “Chapter Of Accidents” dei Dead Infection (il pezzo “Biker”) il resto è roba sullo stile umoristico che in genere non solo depreco nel goregrind ma di solito mi fa pure incazzare. Ah i bei tempi di Pathologist, Rotting Flesh, Dysentery, primi Xysma, dove il goregrind era solo gore. Comunque sto gruppi dell’Est questa cosa di fare i cazzoni ce l’hanno da anni ormai, è una pandemia, mi sa che lo dovrò accettare un giorno.

Tornando al disco in se 14 minuti sono piuttosto pieni, anche se la linea vocale è un filino piatta. Ogni tanto verso gli ultimi pezzi c’è qualche diversivo rockandrolleggiante in stile ultimi Neuropathia ma in linea di massimo il sound si assesta su un goregrind metalloso piuttoso lineare, non abbastanza putrido o serrato per passare nel mondo della sufficienza, per lo meno nel mio libro.

E’ da dire che il cantante l’hanno cambiato e da allora il gruppo ha fatto altre uscite, quindi questa recensione è da prendere con un grano di sale.

Voto: 6 scarso

Etichetta: autoprodotto

 

 

Cannibal Rites / Restos Humanos – Necromantic Ritual (2014)

Necromantic RitualOhh! E’ una figata di quando in quando ricevere ancora materiale demo che suona come un demo e non un oggetto in cui l’attenzione per i suoni e produzione supera quella messa nel songwriting*. Perchè diciamocelo, ormai si son dimenticati tutti che un demo dovrebbe servire a far conoscere il gruppo alle etichette per arrivare poi in seguito ad un prodotto professionale, e che in un demo l’unica cosa che conta è capire come sono strutturati i pezzi e se c’è del talento sotto. Che poi spesso l’opacità del suono diventa fattore integrante del sound “marcio” di un certo tipo di Death Metal, e che diversi demo sono persino meglio delle registrazioni successive, è solo incidentale. In ogni caso gruppi come questi si trovano perfettamente nel loro elemento con suoni amatoriali e indistinti e non vedo come un suono da Morrisound potrebbe migliorare l’effetto finale di questi pezzi.

In tema di figate, sono anche piacevolmente sorpreso dal ritorno di Eyes of the Dead, etichetta tricolore** che da qualche anno aveva interrotto la produzione di deliziosi marciumi. Questo split contiene due registrazioni del 2009 e del 2012 di un gruppo Americano e un altro combo*** Colombian-Trevigiano, il che ci porta ad una considerazione: anni diversi, generi diversi, nazionalità diverse, esattamente il filo conduttore quale cazzo è? Il marciume appunto!

Ed è all’insegna del marciume che si apre il “lato” Cannibal Rites, registrato abbastanza di merda con suono tipo walkman in sala prove. Il gruppo suona un discreto Death/Grind che pare provenire da qualche parte nei primi anni ’90, con qualche sbavatura a livello di composizione e un’identità forse non particolarmente definità. La voce è putrida, i riff ossessivi e in genere i pezzi tengono abbastanza bene ma sti Cannibal Rites danno certamente il loro meglio nei passaggi più lenti e distorti, con gorgheggi stile gruppi Finno-scandinavi ispirati dai Carcass dei tempi d’oro. In queste tracce c’è un po’ di tutto in piccole dosi – Grave, Massacre, Xysma, Bolt Thrower, qualcosina dei primi Autopsy anche se il collante non è incredibilmente solido. Quel che mi piace di più di questi pezzi è che suonano onesti, senza eccessive leccate di culo a qualche scena particolare.

C’è da dire che dopo aver sentito i Cannibal Rites, i suoni di questi pezzi sembrano quelli dei Meshuggah, eh eh. Comunque ‘sti Restos Humanos hanno un’anima decisamente più grind-crust alla Napalm Death del secondo periodo o chessò, Excruciating Terror, con tanto di blast-beat, ritmiche sostenute e riff monocorda, anche se nel complesso non li considererei un gruppo strettamente grindcore (come neppure i ND del secondo periodo per inciso). Ricollegandoci al discorso iniziale questi sono pezzi che forse godrebbero di una ri-registrazione ben fatta con suoni decisamente più cupi e saturi. Non sono un grande fan del cantato stile “cane di grossa taglia” tipo ENT ma se c’è uno stile in cui tutto sommato ci sta a pennello è proprio questo. A conclusione devo sottolineare che è interessante vedere questo genere musicale accostato a testi su corpi decomposti e tematiche gore anzichè le solite cagate sociali alla Agathocles che comunque non legge nessuno.

Il packaging è onesto e senza particolari pretese, un pieghevole in bustina di plastica portacd con tanto di illustrazione di copertina in stile Tales from the Crypt. C’è anche una versione speciale limitatissima ma per i dettagli vi rimando alla pagina dell’etichetta.

Endline:  supportate Eyes of the Dead che spacca.

Voto complessivo: 7

Etichetta: Eyes of the Dead

  • *oddio, ho scritto “songwriting”, sto cominciando a scrivere come le riviste patinate di merda
  • **ahahah ci siete cascati ancora eh?
  • *** Ahahahahah

Clitoridus Invaginatus – Putrid Pussy Warehouse (2008)

Putrid Pussy Warehouse

Non è che a me il Brutal Death/Slam non piaccia in senso assoluto. E’ che, diciamo, mi piace da mettere a palla quella roba alla Disgorge, Pyaemia, Deeds of Flesh,  dove i pezzi sono sempre velocissimi e serrati oppure hanno un certo flusso nonostante siano spezzettati in miliardi di cambi di tempo, alla Suffocation.

E questo porta alle tre cose che in questo Cd non mi piacciono, non perché sono sviluppate male, ma perché la natura stessa del genere che viene suonato non è nelle mie corde.

  1. Prima di tutto c”è un limite alla compressione del grugnito da porco: ovvero quando sembra di sentire una catena da bicicletta o la cremagliera di una macchina utensile. Finché il grugnito suona comunque basso e cupo vai pure giù pure finché ti pare (anche se non è che possono esser tutti Joe Ptacek, eh) ma se la compressione arriva al sulla  soglia del finir del grillo, Bound and Gagged/Sikfuk style, siamo un po’ fuori dalla mia zona di comfort.
  2. Secondo, dei pezzi cosiddetti “slam” mi frega poco o nulla: il breakdown con il riffone massiccio e la pedata in terra stile HxC Streight Edge “confuso”* di metà anni ’90 ci sta nei pezzi dei Suffo, ma così a nastro continuo come parte integrante del sound: meh.
  3. Terzo, una batteria non dovrebbe sembrare una macchina da scrivere, neppure se si tratta di drum machine, e seppur detesti gruppi grind con drum machine stile Aoraphobic Nosebleed odio ancor di più pattume tipo Insidious Decrepancy con i loro centomila riff a metronomo.

Che poi sia musica figa da suonare non lo metto in dubbio, è che in genere sto sound non mi dice nulla anche a volumi improbi. Detto questo, il prodotto è di pregio, a partire da un packaging discreto con copertina super splatter, un titolo “deposito di figa marcia” da veri gentlemen di altra epoca e una tracklist degna di Csaba (quella di Sky) che fanno presagire testi (non compresi) su scatofilia e deviazioni sessuali in genere.

Per cui che dire? Non è roba che ascolto di solito, ma per chi apprezza lo slam c’è una dose massiccia di “chug” e “uii” intermezzati da dissonanze con suoni discretamente massicci.

Etichetta: Pathologically Explicit Recordings

* Poverini, gli anni ’90 hanno portato a un momento di crisi gli ometti col berretto con la visiera che fino ad allora snobbavano il metal a 360 gradi, quando gli Earth Crisis e simili hanno portato sta cazzata dei ritmi metal-slam alla Pantera nell’HC, accompagnata da braghe a vita bassa e lunghe catene per il portafogli.