Archivio mensile:luglio 2015

Severe Torture – Sworn Vengeance (2007)

Severe Torture In the name of nothing, they pray
To a leader conceived by rape
Mother Mary, whore of God
Take home your dead children
– Sworn Vengeance

Dei Severe Torture ne penso in linea di massima abbastanza bene. Sono un gruppo che alla fine non stanca mai, capaci di martellate continue per l’intera durata di un album, roba che a fine anni ’90 facevano giusto Deeds of Flesh e pochi altri. Ebbi modo di comprendere bene lo spirito e la “mission” di questo gruppo in quel periodo durante un concerto in Belgio in cui suonavano i Centurian (gruppo a mio avviso superiore su tutti gli aspetti, ma d’altronde anche uno dei miei preferiti in genere), siccome il cantante Seth allora era batteraio per i Severe Torture e il resto del gruppo era andato a vederlo (allo stesso concerto ricordo che c’erano anche gli Aborted che  facevan cassa vendendo t-shirt, ricordo che discutemmo del fatto che Aborted era il nome che gli Abscess avevano adottato prima dei vari demo). A fine concerto ci sedemmo a bere Hoegaarden che li in Belgio è considerata birraccia da centro sociale e si ragionò in lungo e in largo su marciumi vari. Alla fine dei conti i Centurian erano il gruppo di Wim Van Der Valk e del chitarrista Rob che stava in fissa con Morbid Angel e Deicide, ma si capiva abbastanza bene che Seth era molto più coinvolto con Severe Torture, un progetto all-gore che in effetti in Olanda mancava da un po’ di tempo. Anche se gli anni seguenti portarono una bella dose di gruppi massacro bisogna riconoscere ai Severe Torture che in quel momento storico fare roba sparata a mille e ipergutturale era ancora prerogativa degli amerigani. Ai tempi avevo il loro primo 7″ nella mia vecchissima distro quindi grosso modo avevo già avuto modo di sentirli. Internet non era ancora molto diffusa e il file sharing non esisteva quindi fu a memoria un bel momento per confrontarsi come non ne capitavano poi tanti.

Passa una decina d’anni, i Centurian cambiano nome*, gruppi come Nocturnal Silence diventano Disavowed, Wim scompare dalle scene, gli Aborted fanno il botto e comincia tutto il filone brutal death Olandese assieme ai vari Pyaemia ecc. in mezzo a tutto sto bordello, i Severe Torture rimangono solidi come una roccia (anzi aggiungono pure un secondo chitarrista). persino oggi che all’attivo han cinque dischi il gruppo non ha mollato a ipertecnicismi o altre pericolosissime merdate nelle quali i gruppi stagionati prima o poi sguazzano, se non lo sporadico assolo qui e li.

Questo quarto disco su Earache (hallelujah per aver fatto uscire qualcosa di decente ogni tanto negli ultimi anni) prosegue sulla linea dei tre precedenti ovvero batteria a martello, voce impastatissima e gutturale (molto protagonista), suono soffocante e al limite del freddo (in sta cosa mi ricordano un po’ gli ultimi Deranged), ritmiche spezzatissime in vena Pyaemia con tanto di leggera coltre di dissonanze, testi profondamente grafici e anticlericali. Si tratta di quei dischi che metti su come sottofondo quando guidi o fai da mangiare, non richiede un’attenzione particolare insomma. Onesto, brutale, articolato nella sua semplicità: io stimo i gruppi che rimangono fedeli a se stessi.

Nonostante il logo orrendo la copertina non è malaccio, anche se il promo mi è arrivato in cartonato e i testi me li sono dovuti leggere via Internet.

Voto: 7
Etichetta: Earache

*in seguito poi son tornati ad essere Centurian

Rehashed – Code Black (2011)

Reheashed - Code BlackNon nascondiamoci dietro un dito, questo disco fa cagare. Prima di suonare thrashcore nel 2015 sarebbe meglio ci si pensasse molto seriamente e che si avessero incredibili doti compositive, non tanto tecniche quanto di “gusto”. Non è che servano molti ingredienti in realtà, bastano un buon chitarrista ritmico e un cantante potente, possibilmente con un po’ di carisma, ma la difficoltà nel mettere assieme questi ingredienti sta proprio nel fatto che o “ce li hai” o “non ce li hai”, e puoi piangere in greco (eh) o diplomarti al conservatorio facendoti sanguinare le dita a forza di sfregare corde ma più di qualsiasi altro genere il crossover Thrash-HC richiede un talento preciso.

Partendo dall’ulteriore presupposto che è un genere che è stato spremuto ben oltre l’ultima goccia questo disco dei Canadesi “rehashed” (aka qualcosa di riscaldato, riutilizzato, nome che calza a pennello) non serve a un beneamato cazzo. Il cantante si sgola anche, e mi par di capire che il gruppo ci creda abbastanza, ma questo miscuglio di riffoni thrash iperbasici, tra l’altro registrati con un piattume davvero degno di nota in cui nessuno strumento sembra uscire da una sinusoidale sempre identica a se stessa, al secondo ascolto ha avuto l’unico effetto di farmi salire il nervoso. Dài basta con ste cagate, PIU, siete anche un’etichetta seria, lasciate stare sta roba.

Ah la copertina e il layout in realtà non sono malaccio e stavolta ci sono pure dei testi lunghi e tutto sommato interessanti, se fossero stati scritti nel 1986.

Voto: 4
Etichetta: Power It Up

Bastard Saints – Promo 2009

Bastard Saints promo 2009C’è ben poco da dire: quando i Bastard Saints aprono i battenti ancora oggi spaccano il culo a tutti, e lo fanno in un genere dove la concorrenza è devastante e in linea di massima la capacità di brillare con qualcosa di interessante è pressoché impossibile. Non è che io odi il Brutal Death in genere, tutt’altro, è che ritengo che spingersi negli angoli dove questo diventa iper-complesso e dissonante è non solo estremamente coraggioso ma spesso e volentieri produce merda di livelli così infimi che il solo saperne l’esistenza per me è un tormento – vedi cagate senza precedenti stile Rings of Saturn o fondamentalmente la grossa fetta del genere “deathcore” che di Death e di Core non ha poi un cazzo.

Eppure i Bastard Saints camminano da 11 anni (ai tempi di questo promo) in questi territori e riescono comunque a mettere assieme ogni volta qualcosa che è sempre ben al di sopra della somma delle parti, che non è solo masturbazione degli strumenti, che non è solo la ricerca del suono più pulito o del contrasto più forte tra un riff e quello successivo. Persino quando i Dying Fetus erano all’apice e nel mondo “metal” non si parlava d’altro ho sempre trovato i Bastard Saints una testa e un pezzetto sopra. Ogni pezzo in questo promo è un flusso di coscienza in acido, deviato e dissonante ma riportato con eleganza e precisione in musica, il risultato di una chimica perfetta nel songwriting e di una capacità unica e maniacale di tempismo tra cambi di voce e di ritmiche continui che nel complesso non si perdono mai di vista l’uno con l’altro.

Confezione su DVD, spartana e efficace, ma degna di nessuna nota.

Altri tre pezzi, altri tre morti.

Voto: 8 1/2
Autoprodotto.

Corpse Machine – Depths of the Abyss (2014)

Corpse Machine

Quando questo disco parte, il riff (nel senso che ce n’è tipo uno per l’intero pezzo) sembrerebbe anche presagire una onesta release di Average Death Metal come ce ne sono centomila altre in giro. L’Average Death Metal, genere storicamente forte in paesi come Italia, USA, Grecia e Germania è rappresentato da innumerevoli release di album (o spesso demo) che ascolti una volta e poi più, e che talvolta hanno persino il pregio di farti riscoprire gruppi che non sentivi da tempo perché qualsiasi cosa va bene purché qualcuno ti restituisca i 50 minuti di vita che hai perso ascoltando certa musica in background, possibilmente mentre facevi altro. Ormai con l’ADM ho un rapporto quasi tenero, fa parte del mio background e della mia adolescenza. Questo 5 pezzi dei Corpse Machine purtroppo non sono neppure talmente mediocri da poterli ascoltare come sottofondo mentre fai il soffritto. Non sono neanche una merda stridula come chessò, gli Striborg che strappi dal lettore con odio per cacciarli contro il muro. Nel complesso non saprei neppure se poterli giudicare un gruppo ADM. Come direbbero a Masterchef questa roba è una composizione, non un piatto. Riffaccio di base, voce da mal di gola, batteria da scimmietta di peluche coi piatti ecc. Non mi si faccia notare che ho ben recensito roba come i Gonkulator in passato perché un conto è sguazzare nel marciume e nel lo-fi, ben altro è apprezzare un “demo” come questo fatto da dieci riff da festa del liceo. Sostanzialmente non posso dare ad un Cd come questo uno zero perché tutto sommato i riff in se sono dignitosi e vabbuò anche la copertina alla fine ci sta anche se il logo pare un font scaricato da Internet. I pezzi ricordano in certi punti vagamente gli ultimi Immortal, con quelle strane armonie gelide di fondo, però poi partono gli assoli, il blast di batteria… insomma non combacia niente. L’intero sampler si trova anche su Youtube, se vi interessa.

Voto: 4
Autoprodotto

Passiv Dödshjälp – Fasader (2011)

 Passiv Dödshjälp FasaderIn modo completamente involontario negli anni mi sono fatto una piccola discografia di materiale crust, se non altro perché almeno fino alla metà degli anni ’90 i concerti Death Metal erano organizzati alla spicciolata, sempre in culo ai lupi e costavano un pelino troppo per le mie tasche se comprendiamo trasferte pressoché sempre in solitario. Adesso manco ci si crede a dirlo ma nella prima metà degli anni ’90 i metallari si incontravano al bar a parlare solo di calcio e preferivano spendere i soldi in fumo che in dischi e concerti, mica era quel paradiso che dipingono oggi, meh.

Ergo si rimaneva in zona a vedere concerti di quello che più si avvicinava al grindcore e al DM che ascoltavo in casa, per lo più gruppi crust (o “ultracore” o “powerviolence” che ancora adesso a scrivere sti termini mi vien da ridere, etichette nate da punk talmente allergici al mondo del metal da volerne stare fuori a qualsiasi costo anche a livello semantico) nei centri sociali dove c’era sempre il banchettino con i 7″ che a 2-3-4 mila lire prima, 3-4-5 euro poi se ne portava sempre a casa qualcuno e allora via con manciate di roba tutto sommato pure tirata. Poi le cose cambiarono un po’ a fine anni ’90 quando il grind venne un po’ sdoganato al punto di diventare un punto d’incontro tra le scene tramite i vari Nasum e compagnia bella e vabè, li diventa poi storia. Nei 7″ crust cominciano a spuntare le prime robe gore tipo Purulent Spermcanal, Sanity’s Dawn, Squash Bowels ecc. e da li a poco arrivò Internet in tutte le case e poi il melting pot più totale.

Leggo in giro che questo gruppo (Svedesi, provenienti da tre diverse contee) dovrebbe suonare crust ins tile Wolfbrigade, Skitsystem ecc. Ora io non è che sia un guru del genere, ma di grind qui non ci sento davvero niente. E per fortuna perchè a me sti gruppi Hard Core piacciono e li ascolto più che volentieri in auto quando magari è tardi e ho bisogno di un botto di adrenalina per non schiantarmi sull’asfalto. Il primo gruppo che salta in mente ascoltando questo loro secondo album (un terzo uscì due anni fa seguito da un paio di split) è ovviamente forse il più famoso: Raised Fist. Se conoscete quelli grosso modo avete un’idea della proposta di questi “Eutanasi Passivi”: HC con voce sempre a picco, potente anche se vagamente squillante. riffoni con talora armonia vagamente melodica in sottofondo ma non sputtanata, ritmi perennemente uptempo, suono forse un pelino troppo pulito ecc. L’ho detto prima e lo riconfermo: il grind e il crust in sto disco non si vede manco col binocolo, ma se non vi dispiace questa forma di HC che è forse l’unica degna di essere ascoltata nel 2015 (ma anche nel 2011 quando è uscito sto disco) questo album è una bella cartella nel muso. Dalla copertina ripugnante non l’avrei mai detto, ma ottima roba.

Voto:
Etichetta: Power It Up, Halvfabrikat

Obligatorisk Tortyr – Återförödelse (2007)

Obligatorisk TortyrAltro album del 2007 questo degli Obligatorisk Tortyr, gruppo della Contea di Västra Götaland in Svezia. Band difficile da classificare, in bilico tra un grindcore in parte dissonante e controllato e sonorità più complesse e quasi sperimentali. Sotto una voce interessante che anche se non c’entrano un cazzo mi ricorda un po’ i primi Brujeria il gruppo si muove tra continui cambi di tempo che però nel complesso non riesco a digerire. Le idee buone non mancano, ma è tutto così frammentato e casuale che il ritmo non fa mai in tempo ad agganciare. Non è che i gruppi schizoidi non mi piacciano, anzi. E’ che la schizofrenia e l’imprevedibilità devono essere appunto imprevedibili e in qualche modo comunicare che il songwriting è davvero qualcosa di spontaneamente caotico. Esiste una vena di prevedibilità seppur nel maelstrom che smonta tutto i concept. Interessanti le doppie voci, nessun riff tarantella da riportare, accettabili i suoni. Solo nel complesso non “bucano lo schermo”, i pezzi usati per il puzzle sono tutti roba riscaldata sentita mille volte.

Il gruppo era partito su Osmose per passare su Power It Up per questo album, per tornare nel mondo delle autoproduzioni con le ultime uscite.

Testi non propriamente da segnalare – apprezzabile la doppia lingua (Svedese e Inglese), ma in soldoni la solita pappa alla “Walking Corpse” dei Brutal Truth (uscito 24 anni fa per la cronaca) o qualsiasi clone tipo degli Assuck.

Voto: 6,00
Etichetta: Power It Up

Mesrine – Unidentified

Mesrine - Unidentified

Mesrine – Unidentified

I Mesrine (pronunciato “Merìn” in quella lingua del cazzo che è il Francese) sono un gruppo tutto sommato abbastanza originale. Vorrei partire innanzitutto dai testi di questo loro terzo album del 2007 che tutti a tematica serial killer, un po’ alla Macabre diciamo ma senza l’elemento humour nero. Si parla di pulsioni omicide e di diversi aspetti che spingono una persona deviata ad assecondarle. C’è un pezzo di condanna sulla mercificazione e la glorificazione di questi criminali, c’è quello scritto dalla parte della vittima che legata ed imbavagliata aspetta di essere mandata a miglior vita ecc. insomma l’argomento è sviscerato tutto sommato abbastanza bene. Jacques Mesrine dal quale suppongo il gruppo prenda il nome era un criminale francese quindi alla fine anche il nome stesso del gruppo è in tema con l’argomento.

Miezzega che brutta ghigna

Miezzega che brutta ghigna

Ho apprezzato la copertina di tale Micha Majewski (quasi omonimo con l’ex Devourment ma tutt’altra persona): a tinte verdi fosforescenti e rosse rappresentante una versione vagamente cubista di un corpo mutilato in putrefazione nell’insieme crea un’atmosfera deviata e quasi infantile, proprio come le menti degli assassini di cui si parla nel disco.

Suppongo che il gruppo si potrebbe anche classificare come goregrind, con queste armonie grezze e a tratti punk e un suono tutto sommato abbastanza pastoso, anche se nel complesso non è che mi convincano al 100%. MI ricordano un po’ i Blood e a tratti i primi Squash Bowels anche se i pezzi fanno un po’ meno “muro di suono”. Alcuni “bridge” o cambi di tempo o come vogliamo chiamarli non è che mi facciano impazzire. Finché i pezzi sono sparati la formula funziona ma i rallentamenti non sono il loro forte. Il fatto che questo album non mi convinca al 100% è dato anche dalla voce, un po’ troppo camuffata e rantolante, questo sarebbe un gruppo che davvero troverebbe il giusto squadro con una voce potente e di impatto.

Il secondo Cd è un live con diverse cover tra cui Rot, Impetigo, Unseen Terror, SOD ecc. Non posso dire di averlo ascoltato per intero perché tranne qualche rarissimo caso tendo ad odiare i live, ringrazio che se non altro PIU ha deciso di mettere questo disco come “bonus”.

Nell’insieme si tratta di un goregrind decente, semplice, senza fronzoli metallici ma che vedrei bene con un po’ più di compressione. Il gruppo ha anche inciso un altro album successivamente, “Obsessive Compulsive” nel 2010 che a sto punto son curioso di sentire.
EDIT: Sentito, lasciate stare va, è meglio questo.

Voto: 7
Etichetta: Power It Up