Archivi categoria: Goregrind

Mesrine – Unidentified

Mesrine - Unidentified

Mesrine – Unidentified

I Mesrine (pronunciato “Merìn” in quella lingua del cazzo che è il Francese) sono un gruppo tutto sommato abbastanza originale. Vorrei partire innanzitutto dai testi di questo loro terzo album del 2007 che tutti a tematica serial killer, un po’ alla Macabre diciamo ma senza l’elemento humour nero. Si parla di pulsioni omicide e di diversi aspetti che spingono una persona deviata ad assecondarle. C’è un pezzo di condanna sulla mercificazione e la glorificazione di questi criminali, c’è quello scritto dalla parte della vittima che legata ed imbavagliata aspetta di essere mandata a miglior vita ecc. insomma l’argomento è sviscerato tutto sommato abbastanza bene. Jacques Mesrine dal quale suppongo il gruppo prenda il nome era un criminale francese quindi alla fine anche il nome stesso del gruppo è in tema con l’argomento.

Miezzega che brutta ghigna

Miezzega che brutta ghigna

Ho apprezzato la copertina di tale Micha Majewski (quasi omonimo con l’ex Devourment ma tutt’altra persona): a tinte verdi fosforescenti e rosse rappresentante una versione vagamente cubista di un corpo mutilato in putrefazione nell’insieme crea un’atmosfera deviata e quasi infantile, proprio come le menti degli assassini di cui si parla nel disco.

Suppongo che il gruppo si potrebbe anche classificare come goregrind, con queste armonie grezze e a tratti punk e un suono tutto sommato abbastanza pastoso, anche se nel complesso non è che mi convincano al 100%. MI ricordano un po’ i Blood e a tratti i primi Squash Bowels anche se i pezzi fanno un po’ meno “muro di suono”. Alcuni “bridge” o cambi di tempo o come vogliamo chiamarli non è che mi facciano impazzire. Finché i pezzi sono sparati la formula funziona ma i rallentamenti non sono il loro forte. Il fatto che questo album non mi convinca al 100% è dato anche dalla voce, un po’ troppo camuffata e rantolante, questo sarebbe un gruppo che davvero troverebbe il giusto squadro con una voce potente e di impatto.

Il secondo Cd è un live con diverse cover tra cui Rot, Impetigo, Unseen Terror, SOD ecc. Non posso dire di averlo ascoltato per intero perché tranne qualche rarissimo caso tendo ad odiare i live, ringrazio che se non altro PIU ha deciso di mettere questo disco come “bonus”.

Nell’insieme si tratta di un goregrind decente, semplice, senza fronzoli metallici ma che vedrei bene con un po’ più di compressione. Il gruppo ha anche inciso un altro album successivamente, “Obsessive Compulsive” nel 2010 che a sto punto son curioso di sentire.
EDIT: Sentito, lasciate stare va, è meglio questo.

Voto: 7
Etichetta: Power It Up

Libido Airbag – Testosterone Zone (2013)

testosterone_zoneDite un po’ quel che volete sul goregrind, in particolare sul cosiddetto “cyber” o “industrial” goregrind. Ancor più nello specifico sul porno-cyber-industrial-goregrind (gabbergrind? Pornogoregabber? Si pornogoregabber ci sta bene). Ma ci sta l’intera galassia tra i progetti a cazzo fatti in cameretta da letto con Cubase o Dubstep e un gruppo come i Libido Airbag che il genere lo hanno definito.

Che il cazzeggio divertito, seppur allucinato, sia alla base di questo genere e che questo approccio demenziale in genere mi stia sui coglioni è conclamato, ma ragionando a mente fredda non si può evitar di dire che questo nuovo album spacca i culi.

Vissuto nel suo interno, nell’universo dei Libido Airbag, ogni cosa è coerente. E’ una sorta di exclave punk/metal cresciuta in grembo a qualche rave party, tra una pozzanghera di vomito e un foglietto imbevuto nell’LSD. Ho avuto modo di vedere il gruppo al release party di “Barrel Blow Job” e fu uno degli show più psichedelici e visionari che ricordi. Si teneva in un locale che scoppiava di gente, l’aria caldissima e irrespirabile, densa di alito birroso, rutti e sudore. Il pavimento limaccioso e appiccicaticcio allo stesso tempo. Sul palco dei cretini in costume e maschera, enormi monitor con proiezioni lisergiche ecc. ecc. Un clichè forse, oggi come oggi, ma al tempo fu piuttosto innovativo. Certo avevo visto qualche gruppo noise-avantgarde al LINK a Bologna che era altrettanto meravigliosamente assurdo ma li ci stavano gli studenti perdigiorno e i radical chic, mentre vedere metallari e grinder ad uno show del genere fu nell’insieme una assoluta novità. Sono arrivato ai Libido Aribag dai Gut che al tempo erano uno dei gruppi più putridi, marci e perversi che si trovava in circolazione e a rovistare nel sound si possono sicuramente trovare elementi di correlazione tra i due. Sickness has no boundaries.

Visivamente Testosterone Zone è un album orrendo. Ogni cosa fa cagare in maniera piacevolmente sleazy dalla copertina alla scelta dei font alle foto interne con tanto di extra dose di vernice argentata (qui forse c’erano arrivati prima i Dead). Il Cd però è un piccolo capolavoro di accorgimenti minuziosi e di suoni grassi e gonfi come vermi, di bassi pensati per la pista di una discoteca con un bell’impianto alla Ritorno al Futuro quello che Marty fa saltare. La cura degli arrangiamenti è assoluta e i pezzi oscillano su morbide sinusoidali di suoni super distorti e singulti terrorcore tipici di un rave party alle 5 di mattina. Rispetto ai vecchi album c’è sicuramente meno ruvidità nella distorsione e a dirla tutta credo sarebbe un peccato non sentire questo album su un impianto potente ed a altissimo volume, o con delle buone cuffie di marca (a anche gli acidi indubbiamente aiutano ad apprezzarlo al meglio). Nell’insieme non ci sono mezze misure, questo è il gruppo che definisce questo genere meglio di qualsiasi altro, se vi piace questa roba è un buy or die.

Voto: 8
Etichetta: Rotten Roll

Pulverized Necrobrains / Patisserie (2014)

Pulverized Necrobrains Patisserie

Davvero notevole questo split, una delle release più putride e sporche che abbia sentito da qualche tempo a sta parte. Una quarantina di pezzi abbondanti di Death/Grind saturo e marcissimo sulla riga di primi Carcass*, Exulceration, Xysma ecc. su slipcase (soliti primi 33 pezzi su confezione DVD).

E’ proprio da un pezzo dei primissimi Xysma che viene il nome di questo gruppo di Seattle (gruppo?), cosa che mi ha confuso in un primo momento perché proprio qualche mese fa sentivo il tipo di Crypts of Eternity parlare di una ristampa di Pulverized Necro Brain, storico gruppo goregrind Peruviano della primissima ora. Nome a parte, il gruppo spacca, il suono è quello classico goregrind, batteria elettronica a parte che non amo moltissimo, ovvero incredibilmente distorto e cupo stile primi Squash Bowels, Dead Infection, Malignant Tumour pre-rincoglionimento ecc. con tanto di voce regurgitata in parte sotto effetti in parte naturalmente bassa e catarrosa. Persino la composizione dei pezzi fa venire in mente il primissimo “goregrind”, quello del periodo storico in cui si poteva ancora chiamare solo grindcore senza che in termine facesse venire in mente punk riversi nel vomito, birra calda, odore di ascella e cani o ancor peggio ragazzini svedesi con cappello con visiera, iperproduzioni e tagli di capelli emo. E così si susseguono una ventina di pezzi sotto al minuto di ottimo marciume amatoriale forse un pelino acerbo per sfociare in un full, anche se questo non è un gran problema visto che questo genere non nasce con questo tipo di evoluzione o proposta in mente.

Voto:

Dei Patisserie ne avevo sentito parlare da un bel pezzo ma visto il nome pensavo si trattasse di un progetto demenziale alla Gronibard e li avevo sempre snobbati. Errore gravissimo perché questi pezzi sono tra le cose migliori che abbia sentito nel 2014, e lo dico sul serio. Un impasto putridissimo e patologico di goregrind di matrice Carcassiana che delega solo al layout la follia dei gattini (a proposito il loro “lato” si chiama “Pulverizial Necrobrology”), ma i singoli pezzi sono una mazzata di grind vecchio stampo davvero spettacolare. Voci multistrato che rimangono semi-sepolte come se fossero invischiate in una piscina piena di pezzi di carne umana e larve, un muro di suono assolutamente maturo questo si, per un album con tutti i crismi. Fa piacere sentire che c’è ancora chi suona così al giorno d’oggi, spettacolo davvero. D’altronde quando ci si mettono, i Giapponesi con la putredine ci san fare davvero (Butcher ABC, Maggoty Corpse etc.).

Voto: 8½

Etichetta: Eyes Of The Dead

*Per evitare di dilungarmi tutte le volte in offese e sarcasmo, quando parlo di Carcass intendo ovviamente solo i primi 2 album e dintorni.

Ass To Mouth – Asses For The Masses (2006)

Asses for the massesOk, sulla carta non c’è nulla di male in sto gruppo. La lineup goregrind è corretta, nel senso che c’è il batterista che al giorno d’oggi non è cosa scontata. Voci stile pigsty (nel senso di porcilaia, non del gruppo grind Ceco) ci sono, blast di batteria ci sono, suono discretamente pieno c’è. Però nell’insieme manca proprio un po’ di chimica. E’ come se non ci fosse nessun trasporto emotivo che in realtà in sto genere è fondamentale. Nel Cd (un cosiddetto slipcase di cartone) c’è il libretto con i ringraziamenti e al posto dei testi han messo delle brevi spiegazioni di cosa parlano le canzoni, meglio di nulla, via. A parte quella che forse è una piccola citazione al leggendario “Chapter Of Accidents” dei Dead Infection (il pezzo “Biker”) il resto è roba sullo stile umoristico che in genere non solo depreco nel goregrind ma di solito mi fa pure incazzare. Ah i bei tempi di Pathologist, Rotting Flesh, Dysentery, primi Xysma, dove il goregrind era solo gore. Comunque sto gruppi dell’Est questa cosa di fare i cazzoni ce l’hanno da anni ormai, è una pandemia, mi sa che lo dovrò accettare un giorno.

Tornando al disco in se 14 minuti sono piuttosto pieni, anche se la linea vocale è un filino piatta. Ogni tanto verso gli ultimi pezzi c’è qualche diversivo rockandrolleggiante in stile ultimi Neuropathia ma in linea di massimo il sound si assesta su un goregrind metalloso piuttoso lineare, non abbastanza putrido o serrato per passare nel mondo della sufficienza, per lo meno nel mio libro.

E’ da dire che il cantante l’hanno cambiato e da allora il gruppo ha fatto altre uscite, quindi questa recensione è da prendere con un grano di sale.

Voto: 6 scarso

Etichetta: autoprodotto

 

 

Duodildo Vibrator – Light My Fire (2009)

Duodildo Vibrator - Light My Fire

Altra uscita Soulflesh Collector, che stavolta si presenta con un gruppo pornogoregrind dalle sonorità massicce e tematiche erotico-lussuriose. Io non è che sia un gran fan delle tematiche porno/fetish se non come argomento tangente nei testi però tutto sommato il prodotto è piuttosto buono e in ogni caso non siamo proprio a faccia in giù negli stilemi del genere.

La principale ispirazione di questo gruppo è decisamente Cock and Ball Torture, con quei bei suoni saturi e mostruosamente compressi e ritmi mid tempo che con un suono non altrettanto massiccio suonerebbero di merda, ma c’è anche un po’ l’impronta vagamente cyber alla Ahumado Granujo e la voce a sgorgo di lavandino stile Tumour/Urinefestival. Nel complesso i pezzi sono brevi ma incisivi, e con un buon subwoofer possono arrivare a far piangere a dovere i vicini di casa, se vi piace sta roba a compressore con vibrazione a livello intestino sono 35 minuti ben spesi. Se per cyber-goregrind vi aspettate roba alla Libido Aribag siete un po’ fuori strada: la componente techno qui è quasi inesistente, anzi i suoni sono anche più naturali di molti gruppi slam che sento ultimamente.

Sul packaging e sull’estetica del gruppo le mie impressioni sono un pelino più tiepide. Non si può dire che il booklet non sia pieno di figa, con modelle russe avvinghiate attorno a sti dementi in divisa da puttaniere notturno e in linea di massima si tengono lontani da volgarità particolarmente esplicite (Waco Jesus ecc.) preferendo rimanere in quel middle-ground (alla Dead diciamo), però il packaging e il layout interno sono un pochino blandi. I testi non li ho letti ma i titoli dei pezzi sono volgarotti e nel solito sublime Ingrese tipico dell’Est Europa. Nell’insieme è un lavoro discreto per gli amanti del “bulldozing goregrind”.

Etichetta: Soulflesh Collector

Voto: 7