Archivi categoria: Grindcore

Exthenia, Retaliatory Measures, Cannibal Accident

La settimana si conclude tra le 23 e le 2-3 di mattina (più o meno, che poi si deve prendere il treno il giorno dopo*) con l’afterparty al Monntu proprio come il venerdì.

Che dire, non è che ci sia proprio la crema del Death Metal Finlandese qui, ma magari se ne approfitta per fare due chiacchiere e farsi spennare gli ultimi euro in birre pisciose.

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Exthenia

Non c’è molto da dire su questo gruppo: fanno cagare.

retaliatory measures logo

Retaliatory Measures

Come linea di principio non è che suonino un genere che mi piace granché, una sorta di Death di nuovissima scuola pieno di chugs e riffoni stoppatissimi, ma neanche potrei dire che sono orrendi come gli Exthenia. Il problema è che come molti gruppi giovani che voglion prender dappertutto si parte con una base solida alla, chessò, Konkhra per poi infilarci in mezzo il giro melodico alla ultimissimi ATG. Un po’ più di intransigenza non guasterebbe a mio avviso. Notare che è un gruppo che incide per Massacre, che manco è un’etichetta piccola.

cannibal accident logo

Cannibal Accident

Ecco dopo i due filler di prima entrambi di Pori, i Cannibal Accident vengono da Turku  e non solo non sono proprio malaccio, ma suonano un genere che in tre giorni di marciume mancava, quella sorta di Death/Grind crusteggiante con riffoni sparati da headbanging senza troppo impegno, a dover dire un gruppo sparerei. Magari sono un po’ anonimi (tipico gruppo da etichetta tedesca alla Cudgel per intenderci) ma sono veloci, hanno la doppia voce, e pare poche pretese. Un buon finale.

caffè

Che dire per adesso è tutto, non so se documenterò il concerto DURANTE o DOPO il soggiorno, anche perchè quando sarò su voglio provare un po’ di marciumi locali come la sahti e le patate con salsa di burro e alici quindi i tempi morti non saranno tantissimi. Vedremo.

 

*tipiche parole che in passato hanno anticipato notti completamente in bianco

Bastard Saints – Promo 2009

Bastard Saints promo 2009C’è ben poco da dire: quando i Bastard Saints aprono i battenti ancora oggi spaccano il culo a tutti, e lo fanno in un genere dove la concorrenza è devastante e in linea di massima la capacità di brillare con qualcosa di interessante è pressoché impossibile. Non è che io odi il Brutal Death in genere, tutt’altro, è che ritengo che spingersi negli angoli dove questo diventa iper-complesso e dissonante è non solo estremamente coraggioso ma spesso e volentieri produce merda di livelli così infimi che il solo saperne l’esistenza per me è un tormento – vedi cagate senza precedenti stile Rings of Saturn o fondamentalmente la grossa fetta del genere “deathcore” che di Death e di Core non ha poi un cazzo.

Eppure i Bastard Saints camminano da 11 anni (ai tempi di questo promo) in questi territori e riescono comunque a mettere assieme ogni volta qualcosa che è sempre ben al di sopra della somma delle parti, che non è solo masturbazione degli strumenti, che non è solo la ricerca del suono più pulito o del contrasto più forte tra un riff e quello successivo. Persino quando i Dying Fetus erano all’apice e nel mondo “metal” non si parlava d’altro ho sempre trovato i Bastard Saints una testa e un pezzetto sopra. Ogni pezzo in questo promo è un flusso di coscienza in acido, deviato e dissonante ma riportato con eleganza e precisione in musica, il risultato di una chimica perfetta nel songwriting e di una capacità unica e maniacale di tempismo tra cambi di voce e di ritmiche continui che nel complesso non si perdono mai di vista l’uno con l’altro.

Confezione su DVD, spartana e efficace, ma degna di nessuna nota.

Altri tre pezzi, altri tre morti.

Voto: 8 1/2
Autoprodotto.

Obligatorisk Tortyr – Återförödelse (2007)

Obligatorisk TortyrAltro album del 2007 questo degli Obligatorisk Tortyr, gruppo della Contea di Västra Götaland in Svezia. Band difficile da classificare, in bilico tra un grindcore in parte dissonante e controllato e sonorità più complesse e quasi sperimentali. Sotto una voce interessante che anche se non c’entrano un cazzo mi ricorda un po’ i primi Brujeria il gruppo si muove tra continui cambi di tempo che però nel complesso non riesco a digerire. Le idee buone non mancano, ma è tutto così frammentato e casuale che il ritmo non fa mai in tempo ad agganciare. Non è che i gruppi schizoidi non mi piacciano, anzi. E’ che la schizofrenia e l’imprevedibilità devono essere appunto imprevedibili e in qualche modo comunicare che il songwriting è davvero qualcosa di spontaneamente caotico. Esiste una vena di prevedibilità seppur nel maelstrom che smonta tutto i concept. Interessanti le doppie voci, nessun riff tarantella da riportare, accettabili i suoni. Solo nel complesso non “bucano lo schermo”, i pezzi usati per il puzzle sono tutti roba riscaldata sentita mille volte.

Il gruppo era partito su Osmose per passare su Power It Up per questo album, per tornare nel mondo delle autoproduzioni con le ultime uscite.

Testi non propriamente da segnalare – apprezzabile la doppia lingua (Svedese e Inglese), ma in soldoni la solita pappa alla “Walking Corpse” dei Brutal Truth (uscito 24 anni fa per la cronaca) o qualsiasi clone tipo degli Assuck.

Voto: 6,00
Etichetta: Power It Up

Mesrine – Unidentified

Mesrine - Unidentified

Mesrine – Unidentified

I Mesrine (pronunciato “Merìn” in quella lingua del cazzo che è il Francese) sono un gruppo tutto sommato abbastanza originale. Vorrei partire innanzitutto dai testi di questo loro terzo album del 2007 che tutti a tematica serial killer, un po’ alla Macabre diciamo ma senza l’elemento humour nero. Si parla di pulsioni omicide e di diversi aspetti che spingono una persona deviata ad assecondarle. C’è un pezzo di condanna sulla mercificazione e la glorificazione di questi criminali, c’è quello scritto dalla parte della vittima che legata ed imbavagliata aspetta di essere mandata a miglior vita ecc. insomma l’argomento è sviscerato tutto sommato abbastanza bene. Jacques Mesrine dal quale suppongo il gruppo prenda il nome era un criminale francese quindi alla fine anche il nome stesso del gruppo è in tema con l’argomento.

Miezzega che brutta ghigna

Miezzega che brutta ghigna

Ho apprezzato la copertina di tale Micha Majewski (quasi omonimo con l’ex Devourment ma tutt’altra persona): a tinte verdi fosforescenti e rosse rappresentante una versione vagamente cubista di un corpo mutilato in putrefazione nell’insieme crea un’atmosfera deviata e quasi infantile, proprio come le menti degli assassini di cui si parla nel disco.

Suppongo che il gruppo si potrebbe anche classificare come goregrind, con queste armonie grezze e a tratti punk e un suono tutto sommato abbastanza pastoso, anche se nel complesso non è che mi convincano al 100%. MI ricordano un po’ i Blood e a tratti i primi Squash Bowels anche se i pezzi fanno un po’ meno “muro di suono”. Alcuni “bridge” o cambi di tempo o come vogliamo chiamarli non è che mi facciano impazzire. Finché i pezzi sono sparati la formula funziona ma i rallentamenti non sono il loro forte. Il fatto che questo album non mi convinca al 100% è dato anche dalla voce, un po’ troppo camuffata e rantolante, questo sarebbe un gruppo che davvero troverebbe il giusto squadro con una voce potente e di impatto.

Il secondo Cd è un live con diverse cover tra cui Rot, Impetigo, Unseen Terror, SOD ecc. Non posso dire di averlo ascoltato per intero perché tranne qualche rarissimo caso tendo ad odiare i live, ringrazio che se non altro PIU ha deciso di mettere questo disco come “bonus”.

Nell’insieme si tratta di un goregrind decente, semplice, senza fronzoli metallici ma che vedrei bene con un po’ più di compressione. Il gruppo ha anche inciso un altro album successivamente, “Obsessive Compulsive” nel 2010 che a sto punto son curioso di sentire.
EDIT: Sentito, lasciate stare va, è meglio questo.

Voto: 7
Etichetta: Power It Up

Archagathus – Dehumanizer

 

You keep me down ‘cause I have long hair
Fuck your monarchy, I do not care
I shake my hair at your shitty throne
Your oppressive rules I cannot condone
I don’t care if I’ll be hanged
This hair of mine must be banged
Archagathus

Vuol la storia che Arcagato fosse il figlio di Agatocle di Siracusa, un tiranno greco che è anche citato da Machiavelli ne “Il Principe” tanto era spietato e figlio di puttana. E così dal giochino Agathocles/Archagathus viene fuori che fanno un genere che dovrebbe essere una sorta di tributo al leggendario gruppo Belga signore del 7″ split a prezzi modici ormai da oltre 20 anni. Anche se a dir la verità non è la prima volta che li sento (a memoria ho almeno un 3-4 split) ho indagato un po’ e letto che il genere che propongono sarebbe universalmente etichettato come Mince-core, un termine che a quanto ne so Jan degli Agathocles appunto coniò per distinguersi dalla deriva Death Metal che il genere stava prendendo nei primi anni ’90 (ma forse anche in po’ prima), un po’ quel che faceva Euronymous da un’altra parte. Tutti a prender distanza dal Death Metal insomma, che poi per certi aspetti manco avevano tutti i torti diciamocelo pure. Il fatto innegabile è che il grindcore del primissimo periodo era grezzo, putrido, oscuro e brutto, cosa che si è persa a pezzettini nel tempo fino a quando i Nasum non gli han dato il colpo di grazia. Però detto questo non è che il termine mincecore lo devi tirare fuori solo perché c’è la paggiata agli Agathocles nel nome del gruppo eh. Parliamo di grindcore della prima e della seconda generazione se proprio vogliamo, io lascerei il termine mincecore li dov’è anche perché se non lo usi per gli Agathocles non ha un gran senso.

Detto anche questo, il gruppo (anche questo grosso modo una one man band come appunto gli AGx) non è che mi ricordi così tanto il grindcore dei miei primissimi anni nell’underground e del tapetrading, che era per lo più noisecore totalmente dissonante mescolato a punk, spesso con suoni saturi di bassi. Non solo i suoni qui sono relativamente puliti ma anche a livello compositivo c’è un bel po’ di HC con qualche grugnito neppure troppo effettuato in mezzo. I pezzi sono ben distinti e vanno dalla massacrata alla “Razor Sharp Daggers” a sonorità più gore, con vocalizzi umidi e catarrosi che a me ricordano un po’ i CUM senza comunque arrivare a livelli di minimalismo tipici chessò dei primi ROT o Dead Infection. Anche se con un pelino in più di putredine e devianza si poteva arrivare a livelli davvero interessanti, si tratta comunque di pezzi quasi sempre sotto al minuto con 2 riff in croce sparati a manetta con grugnito in cima, il che nel panorama dominato dal crust svedese di oggi riesce pure a risaltare ed emergere come un micromassacro. Nel complesso a me gli Archagathus piacciono (piace), anche perché riportano un po’ indietro la lancetta dell’orologio sui suoni del grind dei primi anni, non è facile giocare con questi suoni senza sembrare un gruppo goregrind.

Buona la copertina assolutamente DIY, ma quello che mi ha colpito di più in questo album sono i testi, talmente stereotipati nella loro vena critica verso scena musicale, società e sarcazzo da essere meravigliosamente kitsch. C’è persino il testo sui capelli lunghi e quello sulla pericolosità delle noci di cocco (dai, questo è chiaramente umoristico). Mi sa che questo gruppo nasconde un pizzico di umorismo “tongue in cheek” nei suoi testi prettamente Agatocliani.

Etichetta: Everydayhate

Leng Tch’e / Fuck The Facts – split (2008)

lengtche fuckthefacts

Mamma mia la copertina, al di la dei commenti sull’anatomia da disegnatore handicappato, c’è raffigurato un politico che parla ad una folla con un mostro che esce dal corpo. Sai, i doppi fini dei politici. Nel 2014. C’è così tanto formaggio in questa illustrazione che par di stare in un caseificio dell’appennino Reggiano. Nell’insieme però è calzante perché qui dentro c’è uno dei più interessanti mix di mediocore™ che abbia sentito di recente (si vabbè, 2008).

Non lo nascondo, i Leng Tche mi fanno schifo. Cioè non proprio schifo repulsivo alla Dillinger Escape Plan, più un tipo di schifo diverso del tipo “dovrò un giorno fare i conti con dio per aver impiegato il tempo da lui donatomi per leggere sta cagata di testi” o “siam al secondo pezzo o al settimo?”. A capo di tutti la voce: un cantato di una tonalità stridula a tratti sostituito da un tipo di grugniti senza potenza da support band Death Metal di quelle che suonano a pagamento. Pay to play lo chiamano. Meh. Comunque tutto questo per dire che il cantante di sto gruppo è mediocre a livelli rimarchevoli, ci puoi tarare un sistema di rating per i cantati dei gruppi HADM (Highly Average Death Metal). Il tutto poi condito da suoni metallosi che però ogni tanto osano la grindata in hyperblast, che è un po’ come ricopiare un quadro di Johann Heinrich Füssli con il pantografo. Lasciate stare i blast se non sono nelle vostre corde cristo santo. E’ un gruppo che cerca di stare in dieci scarpe diverse senza calzarne bene neppure una. Ho come l’impressione che si qui debbano buona parte del loro “successo” (se così possiamo chiamarlo, in ogni caso sono abbastanza prolifici) più al fatto di essere amici di tutti che non a capacità effettive. Fossero gli unici. Anche sentendo questi pezzi più volte non posso che confermare la loro totale vacuità, un concerto di mediocrità talmente piatta da non riuscire neppure ad essere odiabile. Quando questo gruppo si scioglierà sarà già troppo tardi.

Voto: 4

Sui Fuck The Facts ho opinioni un po’ meno nette. E’ uno di quei gruppi che non mi sono mai interessati ma alla fine mi son trovato in casa dozzine di pezzi tra sette pollici e split vari, buona parte dei quali non mi vergogno a dire di non avere neppure ascoltato perché arrivati in coppia con roba molto più interessante. In linea di massima è un gruppo completo che suona un tipo di grind che non mi fa impazzire, ma è da ammettere che lo suona bene. I suoni sono genuini al 100%, e quando si buttano su sperimentazioni (beh, parolona) come in My Failures anche se il pezzo in questione è da vomito** sanno come mettere assieme le composizioni, e ci mancherebbe anche con una discografia d un centinaio di release. Bisogna dire che in qualcosa come 15 anni e rotti di attività e mille miliardi di pezzi scritti il gruppo ha subito diverse variazioni. All’inizio faceva un po’ tutto e cantava anche tale TOPON DAS* e il gruppo era più sul noisecore. Oggi c’è una tizia che canta che potrebbe anche sembrare una scelta coraggiosa se il suono della sua voce non fosse simile al rumore dello scotch da pacchi quando lo srotoli. I suoni poi sono diventati più metallici, talvolta dissonanti e nelle composizioni ci finisce sempre qualche cagata postcore. Anche questa a farla breve è una di quelle uscite che stanno su livelli  “highly average” che però non da’ sui nervi come la parte Leng T’Che. Se c’è qualcosa che devo riconoscere a Power It Up è di aver scelto due gruppi mediocri in maniera molto diversa, impresa non da poco.

PS: Vi odio per costringermi a catalogare sta roba come grindcore, avete la mia maledizione.

Voto: 6

Etichetta: Power It Up

* Si, c’è uno che si chiama TOPON DAS e ho paura che non sia un nome d’arte. Ancora oggi rido tutte le volte che lo leggo.
** Davvero, anche se vi capita per le mani questo split, saltate l’ultimo pezzo che è una merda galattica.

Terrorismo Musical – Paranoia Collectiva (2006)

Terrorismo Musical

Bisogna ammettere che questo Cd è la cosa più vicina al grindcore che mi passa per le mani da qualche anno a sta parte. In parole povere quasi ogni cosa in ‘sto album è brutta, proprio come dovrebbe essere il grind: brutti suoni, pezzi imprecisi, voce rozza e pressoché fuori tempo; era davvero un po’ che non sentivo tanto candido nichilismo in un Cd. I Terrorismo Musical sono un gruppo Greco dalle sonorità sullo stile Rot/Warsore forse un po’ meno caotici e con una chimica un pelo meno consistente, ma voglio lasciar loro il beneficio dell’inesperienza. I suoni sono cupi, i pezzi veloci senza avere il solito groove da gruppo crust Finnoscandinavo che dopo un po’ anche basta. Certo in questo genere o fai pezzi di un decimo di secondo o se non articoli un po’ anche un minuto rischia di diventare stagnante, e per quello ci vuole un tocco che o ce l’hai o non ce l’hai. Questo lunghissimo Cd di 13 minuti tutto sommato a mio avviso ottiene lo scopo che si prefigge ovvero bastare un po’ di sporcizia vecchia scuola in questo plasticume di gruppi post-Nasum. E’ una release piuttosto sincera, che tra l’altro migliora man mano che si susseguono i pezzi, mentre i primi sono un po’ troppo aperti, gli ultimi sono soffocanti il giusto.

Bella la copertina, peccato manchino nel libretto i testi ma a giudicare dalla scritta concentrica dei testi stile Crass sul retro devono far parte della solita fuffa sociale sull’industrialismo ecc.

Voto: 7

Etichetta: autoprodotto