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Bombstrike – Born Into This

bombstrike - bornEnnesimo gruppo Svedese di stampo crust/core che a mia sorpresa scopro annoverare tra i membri il mio amico Johan (General Surgery, Repugnant, Scurvy ecc.), grande ubriacone quanto appassionato musicista che i generi musicali se li è sciroppati in po’ tutti. Il gruppo ha inciso il disco di esordio nel 2002 per la storica Yellow Dog di Berlino, etichetta di quelle misteriose nel senso che non si capisce come cazzo facciano a far ruotare tutti i soldi che servono per stampare non so quanti dischi al mese. A quante release sono arrivati adesso, 100? 150? Poi tutta roba crust voglio dire, che i crusties a regola non ci dovrebbero avere un soldo. O che lo stato sociale in Nord Europa funziona davvero diversamente, o ‘sti neogrinder qui a spacciar fumo ci tiran su un bello stipendio o io ho sbagliato genere di brutto, eh eh.

Comunque si diceva che dopo Yellow Dog i Bombstrike si ripresentano nel 2007 su Power It Up per il secondo disco, questo “Born Into This”. Sempre crust metallico si parla, sparato e abbastanza divertente con una voce particolarmente agonizzante e disperata, un timbro vocale il cui reale potenziale non diviene chiaro fino a quando non decidi di leggerti un po’ i testi. A parte due-tre pezzi in Svedese che non c’avevo una mezza voglia di cercarmi su Internet il resto dei brani è composto da linee brevi ed isteriche, pezzi su temi nichilistici e disperati, grigi e plumbei senza davvero un filo di possibilità di riscatto. Dopo un po’ che la conosci sta gente del Nord cominci a capire quel disagio di fondo che prende un po’ tutti alla fine della giornata e improvvisamente le voci laceranti, le tonalità vagamente melodiche ma distorte sepolte sotto i suoni marci assumono un nuovo significato. Non una sorpresa alla fine dei conti che abbiano scelto un brano di Bukowski come intro. Album uscito solo un versione CD, di facile reperibilità. Crust metallizzato ben suonato, ben composto, con una notevole chimica a tenere assieme i vari elementi. roba cazzona ma fatta da gente che sa come scriverla.

Voto: 7
Etichetta: Power It Up

 

Long Pig – Barren (2007)

Long Pig

Ecco, c’è qualcosa di deviato in questo gruppo che lo rende imprevedibilmente interessante. Una vena morbosamente creativa è presente in maniera trasversale in tutti gli aspetti di questo Cd dalle forme compositive amorfe e contorte di un grind che prende con una vena di follia un po’ da aspetti punk-crustoidi alla Patareni, talvolta dai momenti più sperimentali dei Sepultura di metà carrierao o chessò gruppi alla Man Is The Bastard o His Hero Is Gone ma il tutto masticato e riassemblato in modo dissonante con un doppio cantato che sembra a volte fuori sincrono ma nell’insieme si armonizza con eleganza nel caos. Quando un gruppo ci sa fare, lo si capisce anche dalle piccole cose: il nome stesso del gruppo Long Pig è un termine Maori-Polinesiano che indica carne umana consumata da popolazioni cannibali. La copertina è un interessante fusione di colori anodini ed insapori quanto il titolo dell’album (“barren”) dipinta da una brava Elaine Szumanski. I testi sono contorti e talvolta poco chiari ma calzano e avvolgono i pezzi in maniera eccellente. C’è una vena di malessere soffocante che brucia come una fiamma inestinguibile nei tredici pezzi di questo album. Questi Long Pig percorrono una strada tutta loro con una tipologia di grind che grind non è, con due cantanti talvolta un po’ alla Extreme Noise Terror degli inizi senza comunque averne nulla a che fare. E’ piacevolmente frustrante cercare di trovare le parole per recensire un album che tutto sommato sfugge a definizioni precise. Lo dico da non-amante di certi tipi di grind più sperimentali e dissonanti, spesso un filino troppo cervellotici: bravi.

Voto: 8

Etichetta: Grindhead

 

Oh

L’idea di scrivere di musica in Italiano mi frulla per la testa da anni, ma convertire la webzine principale da un giorno all’altro sarebbe un’idea troppo idiota anche per me. Nonostante non ci scriva da tempo ha i suoi visitatori e se uno che è abituato a leggere Nuclear Abominations in inglese si trova davanti del testo in Italiano non dubito che metterebbe una croce sul link. E poi voglio dire, non è mica detto che da adesso in poi scriverò solo in italiano. Magari mi rompo tra due giorni e ricomincio a lavorare solo sulla versione inglese. Boh comunque mi pareva una buona idea. Sarcazzo.

Faccio un passo indietro per chi la vecchia fanza non l’aveva mai letta. L’idea risale a metà anni ’90 e un paio di numeri cartacei sono usciti. Il concept della ‘zine era molto semplice, ricatturare lo stile un and paste e i suoni marci del Death/Black/Grind degli anni a cavallo del 1990. A metà anni ’90 i gruppi grossi e fighi erano per lo più alla deriva con cagate sperimentali, il brutal death “americano” non era ancora rientrato di prepotenza nella cosiddetta scena, non c’era ovviamente Internet (non a livello pubblico perlomeno) e quel che tirava di più era il gothic metal e minchiate del genere. Le riviste diventavano sempre più patinate e il black metal norvegese (che scrivo appositamente con la minuscola) era l’unico black metal possibile, magari influenzato da orpelli sinfonici ecc. ecc. Comunque dicevo, la fanzine cartacea esce a fine ’90 e poi nel ’99 comincio a lavorare per un provider e finisco a piedi pari nella bolla della new economy e insomma, con sta roba dei blog inizio a familiarizzare e decido di mettere su nuclearabominations.com (la prima versione, quella su piattaforma Windows). Poi passa qualche anno e conosco qualche piattaforma di blogging e mi metto a scrivere con i miei soliti sprazzi di energia che durano 2 mesi poi il deserto. Il risultato mi piace perché le rece sono tutte strutturate e per qualche tempo riesco a farne addirittura una al giorno. Poi sempre di più mi lascio trascinare da altri progetti e finisce che negli ultimi anni avrò scritto si e no una dozzina di post. E’ che certi giorni di scrivere in Inglese proprio non mi viene. Certi concetti si esprimono meglio in Inglese che in Italiano eh, e ho sempre pensato che limitarsi a scrivere solo in Italiano sia stupido perché la maggior parte dei visitatori vengono dal resto del mondo. Però il tarlo c’è e certe volte mi vien voglia di scrivere  e sul mio sito personale forse è meglio che certe copertine non le pubblico ahah. Comunque ecco spiegato Abominazioni, il dipartimento solo Italiano di Nuclear Abominations dove scriverò di quando in quando di musica, cinema e affini, magari pure qualche libro o fanza. Boh comunque rientrerà nella categoria marciume e il marciume come diceva quel tizio è come la pornografia: quando lo vedi lo sai riconoscere.

All hails the gore goat.