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Cross To Bear, Malicious Death, Axeslaughter

Afterparty119

Arriviamo così all'”afterparty” della prima giornata effettiva del fest (venerdì 11), un evento che pare abbastanza slegato dal resto siccome non solo si terrà in questo “Bar Monttu” ma anche lo stile di questi tre gruppi non è propriamente identificabile come Finnish Death Metal (o “Metal of Death” se vogliamo parlando di Archgoat e Witchery, per stare in tema di etichette ad ogni costo). Questo comunque è il bar, che nonostante qualche lieve speranza, pare essere proprio un bar, di quelli dove prendi le pizzette e lo spritz per interderci. Meh.

MonttuPer 5 euri più l’immancabile consumazione che tremo solo a pensare cosa costerà in un bar Finlandese saremo graziati da alcuni gruppi che non credo di aver mai sentito prima, quindi barerò vergognosamente scaricando i pezzi tramite groovesquid, soundcloud, YouTube ecc. Ecco che ne salta fuori:

CTBlogo

CROSS TO BEAR

Anche se il nome è di recente introduzione il gruppo è esistito per sedici (!) anni come Breamgod, altro nome che però ammetto non mi dice nulla. Avevano all'”attivo” un solo disco del 2006, quindi mi sa che tanto “attivi” non erano. Però sono di Pori quindi chissà come mai sono riusciti ad infilarsi nel bill. Musicalmente non posso dire che mi facciano cagare ma incomma, quasi. Suonano quella sorta di macho core metallizzato che è stato riportato in auge da Hatebreed e simili, che io chiamerei ingenuamente metalcore se oggigiorno non volesse dire altro, quindi vaffanculo. Forse con una leggera vena Death Metal in più, ecco. Niente di eccezionale ma così come background mentre di fai spennare per una acqua gasata aromatizzata alla birra da 3 gradi ci può stare.

 

MDlogo

MALICIOUS DEATH

Gruppo di Helsinki con quattro dicasi quattro album all’attivo, a non conoscerli in effetti dovrei sentirmi una merda. Invece no. E’ che non saprei, sul thrash metal proprio non ho pazienza, non riesco a concepirlo al di fuori della sua epoca. Tutti e dico tutti i gruppi retro che suonano oggigiorno, dai pagliacci alla Municipal Waste in giù, mi lasciano come minimo indifferente. Come musica in se il gener spacca(va), sia chiaro. Niente di meglio per bersi una birra e fare headbanging in air guitar però boh chessò sono quelle fisime che ti si attaccano addosso e poi fai fatica a scrollartele di dosso. Vorrei che tutti i gruppi hardcore suonassero come negli anni ’80, che il Death Metal non si fosse evoluto dopo il ’92, che i gruppi goregrind avessero sempre un batterista, che i Nasum non fossero mai esistiti e non avessero mai messo la cravatta al grindcore, che il Thrash Metal fosse rimasto sepolto quando era completamente scomparso a cavallo del ’90. Almeno come fenomeno di massa intendo, giacchetta di jeans, scarponcini a collo alto e maglia col reattore compresi. Non parliamo delle bandane che mi sale il crimine. Comunque sia anche come Thrash Metal questi Malicious Death fanno cagare, spero che per qualche motivo non riescano a suonare o che taglino corto.

ASlogo

AXESLAUGHTER

Il nome Axeslaughter in realtà non mi è completamente nuovo, potrei azzardare anche di averli sentiti prima d’ora anche in visione della discografia non breve, va a finire che a spulciare tra gli ultimi acquisti a cazzo potrei anche averci uno split o una cassetta. Provenienti dalla città dal bellissimo nome di Lappeenranta (Satanic Warmaster, Sargeist ecc.), detta anche città del selvaggio* (e ve’ che stemma meraviglioso)

Lappeenrantaquesti Axeslaughter mantengono fede al loro gonfalone rimanendo sul versante appunto primitivo del Death Metal cioè grezzissimo, con mille contaminazioni della primissima scuola, un suono di chitarre ruvidissimo e talvolta hellhammeriano, nel complesso mi piacciono abbastanza, in genere gruppi così come anche chessò i Bestial Mockery, detti anche “gruppi da Hellsheadbangers” dopo un po’ mi rompono il cazzo però immersi nel contesto del fest ci stanno, via. Poi senza neanche vederli in foto suppongo che avranno tutte le solite stronzate da stage che sono sempre carine da vedere.

*The Swedish name Villmanstrand contains the words vildman meaning “wildman” and strand also meaning “shore”. The wildman is depicted on Lappeenranta’s coat of arms.

Rehashed – Code Black (2011)

Reheashed - Code BlackNon nascondiamoci dietro un dito, questo disco fa cagare. Prima di suonare thrashcore nel 2015 sarebbe meglio ci si pensasse molto seriamente e che si avessero incredibili doti compositive, non tanto tecniche quanto di “gusto”. Non è che servano molti ingredienti in realtà, bastano un buon chitarrista ritmico e un cantante potente, possibilmente con un po’ di carisma, ma la difficoltà nel mettere assieme questi ingredienti sta proprio nel fatto che o “ce li hai” o “non ce li hai”, e puoi piangere in greco (eh) o diplomarti al conservatorio facendoti sanguinare le dita a forza di sfregare corde ma più di qualsiasi altro genere il crossover Thrash-HC richiede un talento preciso.

Partendo dall’ulteriore presupposto che è un genere che è stato spremuto ben oltre l’ultima goccia questo disco dei Canadesi “rehashed” (aka qualcosa di riscaldato, riutilizzato, nome che calza a pennello) non serve a un beneamato cazzo. Il cantante si sgola anche, e mi par di capire che il gruppo ci creda abbastanza, ma questo miscuglio di riffoni thrash iperbasici, tra l’altro registrati con un piattume davvero degno di nota in cui nessuno strumento sembra uscire da una sinusoidale sempre identica a se stessa, al secondo ascolto ha avuto l’unico effetto di farmi salire il nervoso. Dài basta con ste cagate, PIU, siete anche un’etichetta seria, lasciate stare sta roba.

Ah la copertina e il layout in realtà non sono malaccio e stavolta ci sono pure dei testi lunghi e tutto sommato interessanti, se fossero stati scritti nel 1986.

Voto: 4
Etichetta: Power It Up

Deathrow – Satan’s Gift e Raging Steel (2008)

Talkin’ ‘bout emotions like Schwarznegger
Watchin’ and watchin’ as you heart is what slips away

Qualche mese fa mi arrivano un paio di Cd dalla Displeased (certo sta cosa che non hanno più un sito istituzionale ma solo una pagina Facebook mi fa tristezza). A quanto pare l’etichetta ha avuto l’ottima idea di ristampare i primi due dischi dei Deathrow – usciti a suo tempo (a quanto ne so) solo su vinile – in formato Cd, rimasterizzando i pezzi e aggiungendo come bonus track i demo dell’85 e dell’86 quando si chiamavano Samhain (pare si siano formati proprio nel giorno di Halloween e da qui il nome, cambiato poi per ovvi motivi).

Prima opinione a caldo: a me i Deathrow piacevano e piacciono tuttora, più il secondo album del primo ecco, ma erano uno dei gruppi top della scena Thrash Metal tedesca dell’epoca che comunque contava un certo numero di gruppi fighi tipo Exumer, Necronomicon, Protector e altri che comunque talvolta sostavano su derive un po’ troppo Speed/Tradizionale per i miei gusti. Che Nuclear Abominations parli per lo più di gore e Death Metal è evidente ma c’è stato un periodo non troppo breve in cui le cosiddette scene erano praticamente una sola e così sulle fanzine ti beccavi i Deathrow in una pagina e i Nihilist nell’altra e poi cazzo alla fine è importante che si parli di massacri, fiumi di sangue e barbari che spaccano tutto.

I Cd sono fatti bene, non roba sommaria e tirata via alla Xtreem per capirci: ci sono i testi (che sono uno spasso), immagini delle copertine interne dei demo a tutta la fuffa come i ringraziamenti originali ecc. Onore al merito per aver ripescato sto gruppo che rispetto a tanti altri del periodo forse è stato cagato un po’ meno.

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C’è sta storiella divertente da raccontare sul primo disco, “Satan’s Gift”. Pare che quando la Combat dovette stampare il disco per il mercato Americano si sollevò il nuvolone di madri in divisa “tea party” con capello gonfio e laccato che fece di tutto per far censurare l’album, così venne ristampato subito dopo con un’altra copertina e con un nome diverso: “Riders Of Doom”. Nell’intervista di Voices from the Darkside ristampata nel libretto però pare che la storia sia un po’ diversa e che quella di “Riders” fosse l’unica copertina che sarebbe dovuta essere stampata e che la copertina di “Satan’s Gift” fosse stata studiata apposta per il mercato Americano. Boh, la storia vera non la sapremo mai a meno che non ci si metta in mezzo Snakepit suppongo, in ogni caso nel CD ci sono tutte e due quindi se vi piace più una dell’altra basta girare il booklet, però insomma il disegno fa un po’ cagare come prospettiva ma c’è uno con un cuore in mano il monte Calvario alle spalle e c’è scritto Satan bello grande in stampatello… non avrei dei gran dubbi su quale terrei.

Anche se la statistica vuole che il primo album sia più grezzo e feroce stavolta non è proprio così. Il suono è più sporco e ci sono più riff tipicamente stile “Thrash tedesco” di quelli tutti intersecati e sparati a mille alla Kreator di “Pleasure to Kill” / Assassin (tra l’altro contemporanei e sempre di Dusseldorf) / Violent Force che spaccano ma poi salta fuori la pennata alla Metallica o il pezzo più metalloso che fa scendere un po’ il tono. Comunque questo è un gran album, che se piace il genere, è da avere.

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Dopo “Raging Steel” il gruppo ha iniziato a prendere una direzione prog che dire che è un genere che dire che mi fa cagare si è solo a metà, però questo album è totale. I suoni rispetto al primo sono più compatti, scuri e i pezzi altrettanto serrati, con una componente compositiva decisamente più progredita. Tra un urletto alla Araya di “Show no Mercy” e un assolo di 40 secondi, il batterista continua a pestare senza sosta, insomma questo è Thrash con la T maiuscolo mica sti pagliacci di 20 anni con le scarpe da tennis a stivaletto. Non c’è davvero molto che possa dire su questo disco perché come equilibrio è davvero pressoché perfetto, capace di dosare tempi sparati con livelli di energia da paura.

Etichetta: Displeased